“Begato, la rigenerazione urbana come modello per il futuro
La trasformazione di Begato rappresenta un importante esempio di rigenerazione urbana basato sul recupero del patrimonio esistente, con l'obiettivo di migliorare le condizioni abitative e la qualità della vita dei residenti. L'intervento più significativo ha interessato le cosiddette "Dighe", grandi complessi di edilizia popolare che nel tempo avevano favorito situazioni di isolamento e disagio sociale.
Circa 500 famiglie sono state ricollocate in diversi quartieri della città, mentre al posto delle vecchie strutture sono stati realizzati edifici di dimensioni più contenute e maggiormente integrati nel tessuto urbano. Agli assegnatari degli alloggi pubblici è stata, inoltre, offerta la possibilità di riscattare la propria abitazione e diventarne proprietari.
Il progetto si fonda su un approccio di abitare sostenibile, valorizzando il patrimonio esistente e dimostrando come la rigenerazione possa valorizzare aree già edificate senza ulteriore consumo di suolo, affiancando alle abitazioni servizi essenziali come scuole, negozi, parchi, impianti sportivi e spazi di aggregazione.
Questo modello può offrire un’opportunità anche per i borghi dell'entroterra ligure, dove il contrasto allo spopolamento richiede investimenti in trasporti, servizi, attività economiche e infrastrutture digitali. In tale contesto, il lavoro da remoto sta già contribuendo ad attrarre nuovi residenti: nell'entroterra imperiese alcune famiglie provenienti da Germania, Olanda e Danimarca hanno scelto di trasferirsi per coniugare attività professionale e qualità della vita.
L'esperienza di Begato evidenzia come la riqualificazione degli spazi esistenti, accompagnata da servizi e opportunità, possa favorire la nascita di quartieri più vivibili e inclusivi. Un modello di rigenerazione urbana che può essere replicato a livello nazionale, collocando Genova tra le città più avanzate nella promozione di una nuova qualità dell'abitare, fondata su inclusione sociale, accessibilità ai servizi e sostenibilità.”
A cura di Rebeca Burgos
